Settore moda: ecco quali sono i trend principali

30 aprile 2019

Per il settore moda italiano oggi la sfida ha un nome. Si chiama Industria 4.0. Una sfida che, all’interno della più ampia filiera del tessile, il comparto moda e quello meccanotessile del nostro Paese ha già in parte raccolto, come dimostrano per esempio diverse testimonianze e documenti diffusi da soggetti quali TexClubTec e Acimit (Associazione dei costruttori Italiani di macchinario per l’industria tessile). In un convegno organizzato il 30 gennaio 2019 da SPS Italia, fiera dedicata al mondo dell’automazione, entrambi si sono ritrovati attorno a un tavolo per affrontare il tema “Industria 4.0: trasformazione digitale dei processi di sviluppo dei prodotti tessili. Sfide e opportunità”. In pratica, i trend emersi possono essere sintetizzati in quattro macro ambiti: smart factory, tracciabilità, sostenibilità, competenze. Ambiti che ovviamente non esauriscono la complessità delle tendenze che stanno interessando il settore, ma rappresentano un buon punto di partenza per comprendere la direzione che deve intraprendere, o continuare a seguire, chi opera nel tessile-abbigliamento se vuole competere sui nuovi mercati.

 

La Smart factory nel settore moda

Il concetto di “smart factory”, di fabbrica intelligente, è una delle possibili applicazioni di Industria 4.0. Si fonda sull’integrazione circolare tra macchine, persone, prodotti e sistemi informatici resa possibile dall’utilizzo di cosiddette tecnologie abilitanti o KTE (Key Enabling Technologies). Queste tecnologie stanno ricoprendo un ruolo sempre più importante anche nel tessile-abbigliamento, mettendo in relazione tutti i componenti della struttura produttiva e facendoli comunicare fra di loro. Basti pensare alla sensoristica che consente di connettere le postazioni di lavoro con ERP (Enterprise Resource Planning) e MES (Manufacturing Execution System) condividendo informazioni preziose lungo tutto l’asse del valore e contribuendo a conoscere (e ottimizzare) ogni fase della produzione. Con ricadute sulla tracciabilità in tempo reale che diventa così una duplice leva sia rispetto a tutti gli step del ciclo produttivo, che si possono monitorare passo passo, sia come elemento distintivo da spendere sui propri mercati di riferimento.

 

Tracciabilità come sinonimo di made in Italy

La tracciabilità è un tema centrale per il tessile-abbigliamento. Oggi è facilmente ottenibile proprio in virtù dell’ampia disponibilità di dati inerenti le fasi di lavorazione e, di conseguenza, la provenienza dei capi e dei tessuti. All’ultimo salone Pitti Uomo di Firenze, l’ha ribadito Marino Vago, presidente di Sistema moda Italia (Smi), sottolineando lo stretto legame tra made in Italy e tracciabilità. E ricordando come il controllo della provenienza dei capi d’abbigliamento sia legato a doppio filo con la questione cruciale della sostenibilità. Uno studio della Ellen MacArthur Foundation sull’impatto ambientale dell’abbigliamento ha stimato che a livello globale l’industria del settore genera emissioni di anidride carbonica pari a un miliardo e 200 milioni di tonnellate all’anno. A cui si aggiunge l’utilizzo massiccio del poliestere, un composto della plastica, per gli indumenti più comuni e i consumi massificati che, ogni secondo che passa, fanno buttare in discarica l’equivalente di un camion carico di vestiti.

 

Sostenibilità e ottimizzazione nel settore moda

Il made in Italy manifesta una crescente attenzione in materia, come è emerso nell’ottobre 2018 a Milano in occasione della Textile Exchange’s Sustainability Conference. E come attestano istituzioni quali Camera nazionale della moda, Federchimica, Confindustria moda. Unite nell’intento comune di sollecitare metodi di lavorazione meno nocivi per l’ambiente e nell’invitare a un uso moderato, se non alla sostituzione, di sostanze chimiche dannose (ad esempio, il cromo) durante le tinture e i lavaggi. A monte della filiera, tuttavia, oltre ai materiali e alle sostanze utilizzate, i percorsi di sostenibilità vanno abbinati a quelli del risparmio, energetico e di consumi. Obiettivi che si possono raggiungere con quegli stessi gestionali citati in precedenza. Se, infatti, il flusso produttivo è governato con strumenti evoluti che ne presidiano tutte le fasi, questo ha un impatto anche sull’utilizzo minore di carta e sulla riduzione degli scarti di produzione.

 

Nuove professionalità per competere

L’associazione Acimit ha ricordato l’anno scorso, in occasione della sua ultima assemblea, come la digitalizzazione dei processi produttivi nel settore moda abbia bisogno di nuove competenze da coltivare con appositi percorsi formativi. La scuola e il mondo della formazione professionale, per adesso, sembrano poco recettivi, tanto che si prevede che nei prossimi anni verranno a mancare 40-50 mila figure specializzate quali sarte, ricamatrici, pellettieri, modellisti CAD, ecc. Eppure si tratta di un’esigenza oggi fortemente avvertita soprattutto dalle aziende di piccole dimensioni che faticano a fare propri i cambiamenti innescati dal paradigma di Industria 4.0. La domanda di nuove professionalità, in grado ad esempio di muoversi agevolmente con le tecnologie messe a disposizione da Industria 4.0, è uno dei trend che caratterizza il settore moda. Una domanda che spaventa gli addetti del settore, ma che invece ha una risposta proprio in quei sistemi informatici verticali evoluti che mettono in grado fin da subito di lavorare anche coloro che non hanno una formazione professionale specifica.

 

infografica gestionale settore tessile

Topics: Fashion Industry