I peggiori errori di gestione del terzista nella fashion industry

18 aprile 2019

Un’indagine della direzione studi e ricerche di Intesa Sanpaolo, pubblicata nel settembre 2018, ha fatto il punto sul tema Il sistema moda italiano tra tradizione e innovazione. Nel 2017, secondo i dati dello studio, il settore fashion ha superato i 24 miliardi di euro di valore aggiunto, vale a dire il 10% di quello manifatturiero, e ha occupato 500 mila addetti, il 15,5% del totale manifatturiero. Con un saldo commerciale di circa 20 miliardi annui, sempre secondo la ricerca, il sistema moda del nostro Paese rappresenta il primo a livello europeo e il quarto nel mondo in termini di produzione.

 

Il contributo determinante dei terzisti fashion

Il contributo di subfornitori e terzisti locali in Italia sfiora quasi l’80%, a differenza di una media Ue che si ferma al 60%, perché si avvale per il resto di collaborazioni provenienti da altri Paesi europei o dal mondo. È la forza dei distretti industriali, ossatura fondamentale nel fashion che, dopo la marcata tendenza a delocalizzare negli anni antecedenti al 2000, hanno assistito a un massiccio fenomeno di reshoring, riportando in patria molte attività produttive. La ricerca ha intervistato anche 63 imprese capofila del sistema moda, facendo emergere i punti di forza e di debolezza della catena di subfornitura. Rientrano fra i primi competenze, qualità e affidabilità.

Sono presenti, ma come fattori invece da sviluppare, le seguenti voci:

  • prodotto/servizio innovativo
  • livello delle tecnologie di produzione
  • capacità di progettazione e di offrire soluzioni
  • flessibilità produttiva
  • tempi di consegna
  • personalizzazione del prodotto

 

Queste voci vanno poi calate nelle specifiche esigenze dei terzisti e nelle attività principali su cui si gioca la loro capacità di competere alla pari con altri anelli della catena dentro un tessuto distrettuale, ma anche a forte tasso di frammentazione sul territorio nazionale.

Terzista nella fashion industry: la giusta tecnologia

Quando si fa riferimento alle tecnologie di produzione e ai loro standard innovativi in una PMI che lavora conto terzi per il grande marchio, si sta parlando della rivoluzione di Industry 4.0 e dei suoi apparati IoT, di intelligenza artificiale e di sistemi evoluti di Data Analytics. Questi elementi, infatti, riguardano tutta la filiera lunga che parte dalla domanda del mercato e sfocia nella commercializzazione e vendita B2C anche mediante i nuovi canali digitali. Fatta eccezione per quest’ultimo “anello” della catena, il terzista deve gestire le stesse criticità rispetto al grande brand, ma con risorse limitate e con una capacità di spesa e di investimenti inferiore. Dalle esigenze elementari di fatturazione elettronica e di riassorbimento materiali al rispetto del lead time, dalle questioni logistiche al controllo qualità, il bisogno di gestire ogni processo all’interno del ciclo informativo proprio di Industry 4.0 è simile a quello della griffe, così come la tecnologia che si avvale di soluzioni integrate e collaudate che, in pochi click, rendono automatiche ed efficienti le principali funzioni produttive e di business. Per questo la PMI ha bisogno di partner che la affianchino nell’implementazione di dette soluzioni e che, soprattutto, ci siano sempre quando dovessero emergere dei problemi. In tal senso, i criteri della conoscenza del settore specifico e della dimensione proporzionata del vendor rappresentano un valore aggiunto.

 

Come gestire la logistica di produzione e la subfornitura

Un problema tipico a cui deve far fronte il terzista è quello della logistica di produzione. Spesso, infatti, per confezionare i capi che gli sono stati affidati, vengono incaricati laboratori esterni per realizzare una parte della commessa. Ai quali vengono consegnati accessori, tessuti e fodere (tenendo traccia delle pezze), con relativa documentazione di trasporto, insieme ai cosiddetti fogli di lavoro, identificative della fase di lavorazione sul capo. Una gestione manuale di tale fase è molto rischiosa, perché presta il fianco a diverse fonti di rischio quali, per esempio: smarrimento del materiale consegnato, istruzioni poco chiare nei fogli di lavoro con ricadute sul livello di qualità del prodotto, monitoraggio carente del flusso produttivo, perdite di tempo, ritardi nelle consegne, sprechi di materiale, ecc. Anche in questo caso un gestionale verticale, sviluppato cioè appositamente per gli operatori del settore, metterebbe il terzista del mondo moda in condizione di avere una visione in tempo reale della supply chain collegata direttamente ai movimenti del suo magazzino. E gli eviterebbe di reiterare potenziali errori che potrebbero spingere quelli che un tempo erano i suoi abituali committenti a rivolgersi a un concorrente più affidabile.

 

Un'unica soluzione integrata e collaudata capace di gestire l’interezza della filiera in pochi click è l’arma di cui la PMI deve dotarsi per poter continuare a competere sul mercato.

infografica gestionale settore tessile

Topics: Fashion Industry