Produzione abbigliamento: come sopravvivere ai prossimi 5 anni con il 4.0

25 settembre 2019

In Italia il settore della produzione abbigliamento oggi si trova a una svolta, come si ricava dagli ultimi dati di Sistema Moda Italia (SMI). Nonostante la crescita pari a un +2,1% della filiera del tessile-abbigliamento registrata nel 2018, il 2019 si presenta in salita, con un presumibile +1,5%, in controtendenza rispetto alle previsioni del Pil italiano, ma pur sempre inferiore all’incremento dell’anno scorso. Se si proietta, perciò, nei prossimi 5 anni l’andamento della produzione nel Fashion, domandarsi se il comparto riuscirà a sopravvivere ha una risposta tutt’altro che scontata. Questo arco temporale è il medesimo utilizzato in un’indagine condotta da Unioncamere-Anpal sul mercato del lavoro del nostro Paese. Secondo lo studio, tra il 2019 e il 2023, ci saranno più di 3 milioni di posti di lavoro, sempre che l’economia riprenda a camminare speditamente. Sarà soprattutto la rivoluzione digitale (Big data, Intelligenza artificiale, IoT) a trainare il 30% del fabbisogno occupazionale delle imprese, mentre l’industria manifatturiera, di cui quella del tessile-abbigliamento rappresenta una quota fondamentale, assorbirà tra i 332 mila e i 471 mila addetti.

 

Quante persone vi serviranno nei prossimi 5 anni?

Le stime parlano chiaro. In Italia nei prossimi anni, il comparto tessile e abbigliamento richiederà quasi 50mila persone e praticamente tutte con nuove competenze digitali. Nonostante scuole e istituzioni stiano iniziando a strutturare corsi specifici in modo tale da essere pronti alle innovazioni dell’industria 4.0, la discrepanza tra domanda e offerta sarà, con ogni probabilità, comunque notevole.

Nel mentre però le aziende possono adottare soluzioni alternative. Il primo passo consiste nel trovare nuove risorse competenti, quello che possono fare è garantirsi il mantenimento del proprio know how aziendale e prevedere dei piani strutturati di addestramento delle operatori. Le aziende devono cercare di far sì che i lavoratori più giovani in azienda diventino esperti non solo in una o poche operazioni digitali, ma in una moltitudine.

Quindi, la trasmissione della conoscenza non potrà più essere unicamente orale. Le aziende dovranno sfruttare strumenti di tempi e metodi digitali per garantire la sopravvivenza del proprio know how e, nel frattempo, tempificare le loro operazioni. Con questi strumenti sarà possibile studiare piani di addestramento ad hoc o sfruttare software capaci di farlo.

 

Oltre le agevolazioni, perché abbracciare Industria 4.0

Se caliamo le proiezioni della ricerca nel contesto specifico della produzione abbigliamento, possiamo azzardare una risposta alla domanda inerente la sopravvivenza o meno del settore nel quinquennio che ci attende. La digitalizzazione a cui fa riferimento l’indagine, nel manifatturiero prende il nome di Industria 4.0. Negli ultimi anni è diventata un’espressione nota anche in virtù dei provvedimenti che il legislatore italiano ha varato, chiamandoli prima Piano nazionale Industria 4.0 e poi Impresa 4.0. Gli sgravi fiscali e i bonus previsti nelle leggi di Bilancio che si sono succedute non devono però spostare l’attenzione dall’utilità oggettiva che le tecnologie abilitanti (in particolare, integrazione orizzontale e verticale delle informazioni, Industrial IoT e Industrial Analytics) possono apportare per quanti operano nella produzione di semilavorati, capi o accessori del mondo moda. In altri termini, è bene utilizzare le agevolazioni per riuscire a innovare, rendendo così la fabbrica “smart”. Ma, anche nel caso in cui queste agevolazioni non ci fossero, se non si faranno propri sia la filosofia sia i processi tipici del paradigma 4.0, una cosa è certa: non si andrà lontano neanche di 5 mesi!

 

Smart Factory, scelta obbligata per i produttori di abbigliamento

La filosofia 4.0 presuppone che tutto il ciclo produttivo sia interconnesso all’interno di una catena del valore che trasforma i dati raccolti in altrettante informazioni preziose. Dal punto di vista dei processi, l’Osservatorio Industria 4.0 della School of Management del Politecnico di Milano li ha raggruppati in tre macro aree: Smart Lifecycle (sviluppo prodotto, gestione del ciclo di vita e gestione dei fornitori), Smart Supply Chain (pianificazione dei flussi fisici e finanziari), Smart Factory (produzione, logistica, manutenzione, qualità, sicurezza e rispetto norme). Le imprese che sono posizionate nell’ambito della produzione abbigliamento devono riuscire ad aggiornarsi soprattutto nella terza area. Altrimenti i deficit di efficienza come una logistica non pienamente integrata con i flussi produttivi, un controllo qualità che non riesca a intercettare i capi difettosi prima che escano dalle linee, o una manutenzione incapace di scongiurare i fermi macchina saranno, nel loro insieme, le cause che costringeranno a chiudere i battenti. E non nel giro di 5 anni, ma di pochi mesi.

 

I software modulari e 4.0 che faranno sopravvivere il comparto moda

Per concludere con qualche indicazione concreta, la mancanza per esempio di software modulari che comprendano più funzioni (scheda tecnica, fogli di lavoro, controllo qualità, MES, picking e packing, gestione anagrafiche, lanci, acquisti ecc.) oggi non è più compatibile con il mercato. E neppure una dotazione informatica che si limiti al classico gestionale comprato in un periodo antecedente all’avvento della rivoluzione digitale. Solo stando al passo con la quarta rivoluzione industriale sarà possibile alle aziende di produzione abbigliamento affrontare e vincere le sfide dei prossimi 5 anni. Tanto più che anche per il 2019 il Governo ha confermato, seppure con qualche ridimensionamento, gli incentivi del Piano Nazionale Impresa 4.0. È giunto il momento di approfittarne.

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Topics: Industria 4.0 Moda