Industria 4.0: perché (non) deve spaventare la tua impresa

26 aprile 2017

Da un Rapporto Pwc: le aziende italiane prevedono di investire sull'Industria 4.0 più quanto fatto negli ultimi 2 anni. Ma più della metà fatica a comprendere le regole per accedere ai benefici del piano Calenda, in particolare i requisiti dei beni ammortabili. Anche a causa della mancanza di competenze e cultura digitale.

Durante il Ponte della Liberazione ho avuto modo di leggere un pezzo molto interessante di Andrea Frollà, giornalista di Repubblica, che basandosi su uno studio fatto da Pwc cerca di tirare le fila di questi primi mesi di Incentivi Fabbrica 4.0. Beh, sono rimasto piacevolmente stupito dai numeri, ma meno dal classico standard italiano che si ripropone. Vi anticipo in breve il concetto, riportando poi per esteso pezzi dell’articolo di Frollà: l’industria italiana ha fortemente intenzione di investire nel digitale nei prossimi 5 anni, ma sta affrontando ostacoli piuttosto importanti, dovuti anche alla poca chiarezza della Legge di Bilancio che permette l’accesso agli incentivi 4.0.

Industria 4.0, l'analisi di Repubblica

“Le aziende italiane stanno investendo con decisione sulla rivoluzione dell’Industria 4.0, spinte soprattutto dall’obiettivo di ridurre i costi e migliorare l’efficienza. E per la tecnologia apriranno i portafogli molto più di quanto abbiano fatto negli ultimi due anni. Ma per oltre la metà delle imprese la normativa italiana legata al piano Calenda è difficile da capire e interpretare, anche a causa di una scarsità di competenze interne”. Forse più che competenze interne, sarebbe il caso di parlare di conoscenza o cultura digitale interna. Cultura nel capire come approcciare la digitalizzazione della fabbrica, conoscenza del parco di intermediari e provider che possono fornire le soluzioni di cui sopra.

 

Più investimenti per l'Industria 4.0

“La quota di ricavi che grandi aziende e PMI italiane investiranno in ottica 4.0 nei prossimi 5 anni, stime Pwc, è in netta crescita. Il 37% delle imprese nostrane prevede di investire nei prossimi 5 anni sino al 3% del proprio fatturato in tali progetti. Il 34% ha indicato di voler allocare il 4-5% del fatturato, il 22% una percentuale superiore tra l’8% e il 9% del fatturato, mentre il 7% investirà almeno il 10%. Tutti tassi in deciso aumento rispetto a quanto le stesse aziende hanno dichiarato di aver investito negli ultimi due anni. Gli obiettivi principali dei piano di investimento sono la riduzione dei costi e l’aumento dell’efficienza (45%), una maggiore adozione delle tecnologie e relativa diffusione di competenze (26%) e lo sfruttamento degli incentivi fiscali a disposizione (20%).” Questi ultimi sono stati i dati che forse mi sono piaciuti di più: da padrone la fanno l’aumento di efficienza e la riduzione del costo al minuto (in sostanza, per la manifattura, parliamo di quello).  

 

La lunga strada per l'innovazione

Qui inizia la nota dolente, ma d’altro canto dovrò pur giustificare il titolo, no? “All'interno delle aziende, permangono fattori inibitori che in generale ostacolano il processo di digitalizzazione dei processi operativi, tra i principali: per il 23% dei rispondenti è la mancanza di cultura digitale e formazione, per il 21% l'assenza di una chiara visione tecnologica e leadership del top management, per il 14% investimenti adeguati in tali direzione, seguiti tra i fattori principali dall'incertezza del ritorno sugli investimenti (12%) e la mancanza di talenti digitali (10%). Una spinta importante è arrivata dal piano del governo, che ha previsto numerosi benefici fiscali a chi investe sulle nuove tecnologie produttive. Le aziende riscontrano però alcune criticità di comprensione della manovra, che rischiano di frenare la portata innovativa della strategia italiana. In particolare, il 48% delle aziende italiane che hanno partecipato all'indagine ha indicato la comprensione delle caratteristiche che i beni devono possedere, seguito dalla difficoltà nell'abbinare queste caratteristiche al bene presente nel piano investimenti (21%), le difficoltà di collegamento tra beni immateriali e materiali (13%) e i dubbi legati alla tempistica di consegna e messa in funzione del bene (8%). Solo il restante 10% non ha indicato alcuna criticità o dubbio.

 

Come gestire il cambiamento

In buona sostanza da una parte le aziende temono di non essere in grado di saper gestire internamente questa rivoluzione digitale sfruttandone tutti i vantaggi e avendo un ritorno concreto. Dall’altro non riescono a capire cosa, come e quando può rientrare nel Piano Industria 4.0. Preoccupazioni ragionevoli, ma delle quali si può venire a capo abbastanza facilmente. Come abbiamo sempre detto su questo blog, uno dei fattori essenziali per far si che un investimento digitale sia proficuo per la propria azienda è affidarsi a partner, fornitori, consulenti capaci ed esperti nel vostro settore (andate pure nel dettaglio: fate tondelli in acciaio? Scegliete un partner in quell’ambito. Producete alimenti? Scegliete un partner esperto in quell’ambito. Fate abbigliamento? Scegliete noi!).

 

Per quanto riguarda l’interpretazione del Piano Calenda 4.0, in attesa che lo semplifichino e lo estendano sia sotto il profilo temporale, sia sotto l’aspetto dei beni inclusi, a questo link potete trovare un approfondimento su come accedere agli Iper Ammortamenti e su quali beni, prodotti o servizi sono inclusi nel piano.

 

Chi ha paura dell'Industria 4.0?

Il pezzo di Frollà si chiude con un pensiero di Gabriele Gargano, operations leader di Pwc, che personalmente condivido in pieno: Il piano Industria 4.0 non deve essere affrontato come un'operazione tattica per sfruttare l'incentivo fiscale. Industria 4.0 è un'enorme occasione strategica per trasformare la fabbrica, utilizzando le moderne tecnologie digitali e l'interconnessione come acceleratori dell'evoluzione del proprio modello operativo.

Il vero ostacolo che secondo me le aziende devono superare è questo. Capire che il digitale in fabbrica può rivoluzionare la produzione attuale rendendola più semplice, efficiente e immediata per tutti i livelli aziendali, dall'operaio al manager. Visti i numeri che abbiamo appena scorso direi che già si è fatto un buon primo passo. Stiamo affrontando un’altra Rivoluzione Industriale ed è normale esserne spaventati, ma non possiamo permetterci di perdere il treno. Sarebbe il più grande errore che possiamo commettere.

Convinciamoci che la Fabbrica 4.0 sia il nostro futuro, capiamo il suo potenziale e i vantaggi che può portarci e iniziamo questo viaggio. Difficoltà, costi, problemi si possono tranquillamente superare seguendo i consigli che ho sempre scritto in questo blog. Basta partire!

 

Approfondimenti: 

 

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Topics: Industria 4.0 Moda